Modena, primo Maggio 2008.
Franco, Gianluca, Nazario, Pietro, Rosario e Simone ( il Vostro narratore ), sei giovani maschi armati fino ai denti in missione per conto di Dio, con il dichiarato obiettivo di falcidiare la popolazione ittica gigliese, parte alla volta dell’isola toscana.

Siamo abbastanza eterogenei: c’è chi è alle prime armi, chi è specialista del bassofondo, chi ama pescare nell’abisso e chi dà il proprio meglio con il pesce già cotto nel piatto davanti a se...

Le nostre ambizioni per questa ennesima spedizione di pesca sono altissime e la tensione nei giorni precedenti la partenza sale sempre più diventando quasi insopportabile...

Sei indici della mano destra prudono all’unisono e i sogni di cernioni che saltano la staccionata al posto delle più insipide pecorelle affollano le nostre notti...

La ciurma, in presunto e apparente stato di buona salute mentale, frustrata dalla frenetica vita di tutti i giorni e che abbisogna di infilare la testa sott’acqua per trovare pace, si appresta ad imbarcarsi per traghettare sull’isola.
In qualità di capo pattuglia intono canti durante la traversata per rallegrare la truppa e con l’avvicinarsi dell’ambita meta l’adrenalina invade le nostre arterie...

Branchi sterminati di Barracuda che avanzano lenti e sicuri... Grossi Dentici che appaiono dal Blu come fantasmi senza paura... Cernie imponenti che sicure della loro mole, stazionano in candela appena al di fuori della loro tana... Volate di corpulente Corvine che popolano numerose le tante franate... Nonostante l’esperienza suggerisca di tenere a freno i facili entusiasmi, lasciamo andare a briglia sciolta i cavalli di razza delle nostre fantasie e ci facciamo piacevolmente travolgere dalle emozioni.

Conosciamo discretamente il “campo di battaglia” e di concerto pianifichiamo una strategia di attacco. Gli equipaggi sono due e ci divideremo le zone di pesca senza però allontanarci più di tanto e cercheremo di pescare in coppia, dando supporto e sicurezza ai meno esperti.
L’impatto non è dei migliori: soffia Maestrale... L’acqua è fredda e molto velata, non ha quel bel colore blu intenso fin perlaceo che eravamo abituati a vedere attorno a quest’isola e il pesce è molto scarso, ma purtroppo il peggio deve ancora arrivare...

Facciamo scorrere le varie zone designate, ricontrollando segnali e riferimenti, senza demordere fino ben oltre l’ora prevista, ma a parte tre mie catture, due di rilievo e una che necessita di un buon cuoco, la giornata è una vera delusione... Musi lunghi abbondano sui gommoni come le meduse sotto le nostre pinne e il morale vacilla.
La sera cena pantagruelica con scene degne dei migliori Bud Spencer e Terence Hill in versione western, con razioni da congestione, individualismo più totale e rutto libero! Siamo pur sempre sei maschi!!!

La mattina successiva durante la colazione do una cazziata generale per le facce da funerale sui gommoni la sera prima, ricordando che il pesce bisogna guadagnarselo ovunque, che non si deve cedere di fronte alle prime difficoltà e che una mia bella corvina il giorno precedente l’avevo presa all’ultimo tuffo dopo sei ore d’acqua.
La messa in moto della squadra è degna delle grandi manovre di un mezzo reggimento e con non poche difficoltà riusciamo a fare il primo tuffo verso le undici e mezza...

La scelta di non alzarci presto però risulta doppiamente azzeccata: l’acqua fa schifo, attorno ai venti metri c’è un metro di visibilità e compiamo addirittura un giro e mezzo dell’isola nella disperata ricerca di un punto pescabile, con visibilità accettabile, privo di meduse e senza almeno 4 equipaggi di bombolati... Inoltre il riposo abbondante ci consente di recuperare le fatiche del viaggio e di fare apnee all’altezza delle nostre effettive capacità.
Io e Franco abbiamo nelle nostre corde quote di tutto rispetto e tentiamo anche la carta della profondità senza però alcun risultato apprezzabile, ricevendo invece in cambio alcuni schiaffoni dall’acqua sempre più gelida oltre i venticinque metri...
La seconda spedizione si conclude con una fornitura di cappotti a taglie assortite, un Barracuda suicida sull’asta da 6 mm di Pietro che salva la cena e con un’amnistia generale per la faccia moscia di fine giornata che vista la situazione viene consentita e tollerata..

Il morale è sotto le scarpe e non sappiamo proprio dove andare a sbattere la testa... Capacità ed esperienza non ci mancano, ma contro un’entrata d’acqua così sporca e gelida non c’è proprio nulla da fare, se non sperare che cambi il vento.
Terza pescata, terzo giorno di Maestrale... la situazione non migliora, e dopo quattro ore infruttuose senza ne avvistamenti, ne tanto meno catture, ci mettiamo a prendere il sole e organizziamo una mega grigliata, mentre la giornata mollemente scivola via...

Domenica mattina, giorno di rientro, traghetto strategicamente scelto alle ore 16 per consentire un ultimo assalto. L’equipaggio due molla il colpo e abbandona l’assedio, rinunciando ad entrare in acqua. Non gliene faccio una colpa, i precedenti non incoraggiano e la stanchezza soprattutto mentale inizia a far sentire il suo peso.
Io, in qualità di comandante della spedizione, Franco e Pietro decidiamo di sfoltire l’armadio dai cappotti e tentare un’ultima sortita.
Forse quello Scirocchino leggero che sta soffiandoci caldo sul coppino, al posto del Maestrale freddo sulla fronte dei giorni precedenti, ha portato qualcosa di buono...

Giochiamo pesante, lasciamo Pietro, ormai ribattezzato il Barracudiere per la cattura di due giorni prima, nel suo posto magico, mentre io e Franco andiamo diretti su uno dei punti migliori anche se fondi.
Le condizioni sono un po’ migliorate, l’acqua è più blu, o forse meno verde, insomma sarà una mezza auto-suggestione, ma a noi sembra tutta un’altra cosa! E soprattutto: primi 4 tuffi, 4 Barracuda! Dividiamo equamente le catture da bravi fratelli, dopo di ché decido di scendere più in profondità e un maestoso Dentice fa la sua comparsa. Dio che emozione... Ritento il tuffo poco più in giù, preparo bene l’apnea, passo abbondantemente i due minuti, lo rivedo, ma rimane a distanza... Siamo ad inizio stagione, l’acqua è ancora troppo fredda e l’indolenza regna sovrana...

Chiamo Franco, prova anche lui, si spreme gli alveoli con efficacia, apnea da Foca Monaca, di Dentici ne vede addirittura tre, ma è tutto inutile...
Il tempo stringe, corriamo a recuperare Pietro che sfoggia un bel Marvizzo nel porta pesci e rientriamo. Almeno un po’ rinfrancati dalle catture e dall’avvistamento del Pesce con la P maiuscola, ci apprestiamo a lasciare l’isola con quello strano sapore in bocca, un po’ dolce-amaro, della spedizione non andata come avremmo voluto, ma anche di un ricordo stupendo, indelebile, di 4 giorni passati con un fantastico gruppo di amici, senza preoccupazioni e contornati da tante risate insieme.

Saliamo sul traghetto, ed è qui che avviene il fattaccio...

Il fato della pesca, a noi avverso, che ci aveva accompagnato sin dal primo momento, non appena togliamo il piede dall’isola ci abbandona, neanche fosse la nuvola nera di Fantozzi che si dissolve miracolosamente non appena il mitico Ugo rientra in ufficio, e i Pesci magicamente appaiono...  

Rosario da poppa urla: “ I Pesci Spada, i Pesci Spada!!!”. Io e Franco voliamo come gatti sul bordo della murata e vediamo due pesci immensi, magnifici... Non sono Pesci Spada, ma bensì Aguglie Imperiali. Pesci rari, del mare aperto, che raramente assommano a costa, e famelici predatori.. Sono veramente grossi, a occhio poco meno di due metri di lunghezza e stanno appena sotto il pelo dell’acqua con la cresta dorsale e la pinna caudale che affiorano. Sono in caccia e i branchi di Alici sotto la murata lo sanno eccome e tradiscono la paura con movimenti a scatti, pervasi da un’agitazione frenetica.

Aguglie Imperiali, chi l’avrebbe mai immaginato... Sono indescrivibili tanto sono belli e lascio alle immagini del breve video l’arduo compito di mostrarveli in tutta la loro magnificenza ed eleganza...
Inebriati da queste visioni perdiamo del tutto la lucidità e scattano i primi commenti tragi-comici:    “Franco lascia perdere la videocamera e vai in macchina a prendere il 110...”, oppure: “ Vi prego mandateli via non fatemeli vedere...” e ancora: “ Io scendo a terra, ritorno a piedi domani...”, ecc...

Ci ricomponiamo a fatica, e recuperato un po’ di equilibrio mi sorge spontanea una serie di considerazioni: 30 metri e più nelle gambe e questi nuotano in superficie... Due minuti abbondanti di apnea e questi si prendono tranquillamente senza trattenere il fiato... Quattro giorni a battere punte, secche, risalite e franate e questi si presentano in un porto...

Mah... Sarà anche solo una serie di casuali coincidenze, ma a me quella pinna che spunta dall’acqua, più che una pinna, sembra tanto un dito medio... : )

 

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