Era il 1893, quando il Francese Louis Boutan, professore di scienze alla Sorbona, scattò la prima fotografia subacquea della storia nelle acque di Banyuls sur mer.

A quell’epoca, si discuteva animatamente sul fatto che i fotografi potessero considerarsi artisti o no. A tal proposito anche i pittori avevano un certo tornaconto, per il semplice fatto che se la fotografia avesse preso piede, avrebbero visto ridursi le loro possibilità di lavoro, soprattutto nella ritrattistica e nella illustrazione per la editoria.
Come siano andate le cose è noto a tutti, tanto che al giorno d’oggi nessun editore di libri, giornali o riviste potrebbe fare a meno di questa grande arte d’informazione visiva.

Anche la scienza, ha avuto un grande contributo dalla fotografia, con la registrazione e la divulgazione di una enorme quantità di eventi naturali o provocati dall’uomo.


Tutta la questione non interessò molto Boutan, il quale, decise che la fotografia poteva essergli utile sott’acqua per scopi scientifici e volle così risolvere il problema di immergere nell’acqua una macchina fotografica. Disponendo di uno scafandro da palombaro e di macchine fotografiche che consentivano di scattare varie fotografie in sequenza, cambiando le lastre all’interno dell’apparecchio senza doverlo aprire, Boutan, con il supporto del fratello Augusto ( laureato in ingegneria ) e David ( un bravissimo meccanico ), riuscì a costruire nel Laboratorio Aragò, una custodia in rame per riparare la macchina fotografica dal contatto dell’acqua, dotata di un comando per scattare le fotografie e cambiare le lastre, e di oblò di vetro per il mirino e l’obiettivo.


Con questa attrezzatura il francese realizzò le prime fotografie subacquee della storia, delle quali la più famosa mostra le gambe di alcuni bagnanti, naturalmente semicoperte dai classici mutandoni a strisce, di moda in quell’epoca.
Boutan, il fratello Augusto e David costruirono altre custodie, più funzionali della prima ( non era dotata di comandi per le distanze e per i diaframmi ), adatte a contenere macchine fotografiche più perfezionate con le quali Louis realizzò un notevole numero di fotografie subacquee, apparse in varie pubblicazioni.


La via alla fotografia subacquea era stata aperta e negli anni a seguire fino ai giorni nostri, tanti altri la percorsero.
E’ sempre allo scienziato francese, che si deve l’idea delle lampadine - flash sviluppate come ausilio per l’illuminazione subacquea, oltre che al libro “La Photographie sous marine”, il primo della storia sulla fotografia subacquea pubblicato nel 1900, che contiene le sue esperienze in questo campo.


A metà degli anni ’30 il francese De Corlieu inventa le pinne, che insieme all’autorespiratore ad ossigeno fanno sì che la storia della fotosub vada di pari passo con la storia dell’immersione subacquea e con l’interesse della scienza e del pubblico per il mare. Tutto ciò si deve anche ad Hans Hass, autore di spettacolari film sui Caraibi e sul Mar Rosso, nonché inventore della prima custodia subacquea per macchine fotografiche veramente maneggevole ed efficiente, la Rolleimarin, adatta a contenere la famosa macchina fotografica Rolleiflex, insuperata fino agli inizi degli anni ’70.
Una grande rivoluzione in campo tecnologico, è portata dalle guarnizioni stagne di tipo toroidale, cioè anelli a forma di O chiamati comunemente O - ring, che consentono di realizzare tenute stagne a profondità notevoli. Intorno al 1950, Ivanoff e Thorndike, affrontano il problema della nitidezza delle immagini riprese sott’acqua elaborando un particolare tipo di oblò che minimizzava i difetti, e progettando poi il primo obiettivo capace di produrre immagini di ottima qualità pur avendo la lente anteriore a diretto contatto con l’acqua, senza bisogno di alcun oblò.Occorre ricordare anche un certo Rebikoff, che riuscì ad applicare l’uso del flash elettronico nella fotosub.


Intorno al 1962, vi fu una vera rivoluzione nel campo della fotografia subacquea. De Wouters, ingegnere belga, progetto una macchina fotografica di piccolo formato, molto pratica nell’uso e resistente all’acqua ed alla pressione, e quindi senza alcun bisogno d’uso di una custodia stagna. Prodotta prima in Francia con il nome di Calypso Phot e poi in Giappone con i nomi di Calypso Nikkor o Nikonos, è diventata per tutti i fotografi subacquei un vero gioiello per immortalare le immagini del mondo sommerso.